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Tradizioni popolari italiane

Malocchio, fatture, segnature: le parole e i gesti, paese per paese

Qui dentro trovi che cosa si dice e che cosa si fa davvero, dalla Sicilia al Friuli: il rito dell'olio nel piatto, il corno di corallo, la formula che passa la notte di Natale, le carte napoletane, i benandanti, le tarantate di Galatina. Ogni pagina dice da dove viene la notizia: una raccolta di campo, un atto d'archivio, un libro a stampa.

Scrive Letterio — vent'anni a raccogliere formule, gesti e parole nei paesi del Sud, e a confrontarli con quello che ne hanno scritto gli studiosi.

Le rubriche Chi sono

Acquario51 · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons

Lessico

Le parole che si incontrano più spesso

Sei termini che cambiano senso passando da una regione all'altra. Ciascuno ha la sua pagina.

  • Malocchio Lo sguardo che fa male, di solito per invidia. Parola comune a tutto il Mediterraneo.
  • Jettatura Napoletana, settecentesca: non l'invidia di qualcuno, ma la sfortuna che una persona porta con sé.
  • Fattura L'attacco fatto su commissione, con un oggetto e un operatore. Altrove: malìa, magarìa.
  • Legamento Il vincolo che tiene legata una persona a un'altra, o la slega. Compare già negli atti dei processi.
  • Segnatura La formula recitata su una parte del corpo, trasmessa a voce e in un giorno preciso.
  • Smorfia Il libro che traduce i sogni in numeri. Napoletana di fama, ma stampata in mezza Italia.

Geografia

Dove si vede ancora, regione per regione

Alcune pratiche sono finite nei libri; altre si incontrano a una festa, in una farmacia di paese, in un santuario.

Friuli

Gli atti dei processi cinquecenteschi raccontano uomini nati con la camicia che dicevano di uscire di notte a difendere i raccolti: i benandanti.

Salento

Il morso della taranta, la musica che serviva a farlo passare, la cappella di Galatina: il tarantismo e quel che ne resta oggi.

Sardegna

Le janas che abitano le tombe scavate nella roccia, e le cogas di cui si parlava a voce bassa.

Napoli e la Campania

Il corno, la smorfia, il santuario di Montevergine, la Madonna dell'Arco: feste e santuari dove il confine non è mai netto.

Fonti

Gli studi su cui mi appoggio

Quattro libri tornano in quasi tutte le pagine. Li cito per nome, così chi vuole può controllare.

  1. Ernesto de Martino, Sud e magia (1959) La ricerca in Lucania: fatture, segnature, guaritori, raccolti sul posto con nomi e circostanze. Resta il punto di partenza per la medicina popolare.
  2. Ernesto de Martino, La terra del rimorso (1961) La spedizione in Salento dell'estate 1959, giorno per giorno, da cui viene quasi tutto ciò che sappiamo del tarantismo osservato.
  3. Carlo Ginzburg, I benandanti (1966) Un fascicolo d'archivio letto riga per riga, e il modo in cui gli inquisitori riscrivevano le risposte dei contadini.
  4. Nicola Valletta, Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura (1787) Un professore di diritto che mette per iscritto, mezzo ironico, le credenze dei suoi concittadini: la prima trattazione a stampa della jettatura.

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In prima persona

Chi scrive qui

Mi chiamo Letterio. Sono nato in un paese della provincia di Messina dove mia nonna segnava il fuoco di Sant'Antonio e nessuno ci trovava niente di strano. Ho passato vent'anni a raccogliere formule, gesti e parole nei paesi del Sud, e a confrontarli con quello che ne hanno scritto gli studiosi: taccuini, registrazioni, qualche fotocopia d'archivio.

Una cosa la dico subito, perché torna in ogni pagina: preferisco le fonti che danno un nome, un paese e una data a quelle che dicono «la tradizione vuole». Le raccolte di campo e gli atti dei processi si possono controllare; i manuali che girano in rete si copiano fra loro, e quando una formula compare identica in venti siti vuol dire soltanto che qualcuno l'ha scritta per primo.

E una cosa non la faccio: non prometto risultati e non scrivo procedure da eseguire. Descrivo che cosa si fa, chi lo fa e da quando: su quello posso rispondere. Su quel che funziona o non funziona, non ho nulla da vendere e non mi metto a indovinare. Per un disturbo che riguarda il corpo, il medico resta il medico.

La pagina su di me Scrivimi

Domande frequenti

Il malocchio e la jettatura sono la stessa cosa?

Nell'uso corrente sì, ma le due parole non nascono insieme. «Malocchio» traduce un'idea antica e diffusa in tutto il Mediterraneo: lo sguardo che fa male, spesso senza volerlo. «Jettatura» è napoletana, si fissa nel Settecento e indica piuttosto una persona che porta sfortuna per come è fatta, non per invidia. Chi le usa oggi le scambia volentieri; chi le ha studiate le tiene distinte.

Le segnature sono una forma di medicina?

No, e i segnatori stessi di solito non lo dicono. Una segnatura è una formula recitata su una parte del corpo, trasmessa a voce e legata a un calendario preciso. Gli studi di campo la trattano come un fatto culturale: chi segna, che cosa dice, a chi può passare la formula. Per un disturbo che brucia o si estende, il medico resta il medico.

Da dove vengono le notizie che leggo in queste pagine?

Da tre tipi di fonte, sempre citate nel testo: le raccolte di folkloristi e antropologi (de Martino, Ginzburg, Pitrè), i documenti d'archivio dei processi e delle visite pastorali, e i testi a stampa d'epoca, come la Cicalata di Nicola Valletta sulla jettatura. Quando una notizia circola solo per via orale, lo scrivo.