I benandanti del Friuli: nati con la camicia
di Letterio 3 min di lettura
Se dovessi indicare un solo caso da cui capire tutta questa materia, indicherei questo. Non perché sia il più spettacolare, ma perché mostra con una chiarezza quasi sperimentale come una credenza contadina viene trasformata, interrogatorio dopo interrogatorio, in qualcosa d’altro.
Il fascicolo
Nel 1575 l’inquisitore di Aquileia e Concordia riceve notizia di uomini che, nella zona di Cividale del Friuli, dicono di andare «a combattere per i raccolti». Vengono interrogati; i primi due sono Paolo Gasparutto, di Iassico, e Battista Moduco, di Cividale. Quello che raccontano è questo.
Sono nati «con la camicia», cioè avvolti nell’amnios — un fatto ostetrico reale, che in mezza Europa portava fortuna e dava poteri. Per questo, quattro volte l’anno, nelle notti delle Quattro Tempora (i periodi di digiuno stagionali del calendario liturgico), devono uscire. Escono in spirito, mentre il corpo resta a letto come morto. Si radunano in un luogo, montano su lepri o su altri animali, e vanno a combattere contro i malandanti — gli stregoni — armati di mazzi di finocchio, contro i loro gambi di sorgo. Se vincono i benandanti, l’annata è buona; se vincono gli altri, carestia.
Si considerano, senza alcun dubbio, dalla parte di Dio. Uscire è un dovere, non un piacere; chi non va si ammala. In paese sono noti e consultati: riconoscono chi ha fatto una fattura, rimediano al malocchio.
Il libro di Ginzburg
Nel 1966 Carlo Ginzburg pubblica I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento. Il lavoro segue il filone dei processi friulani per un secolo, dal 1575 al 1675, e osserva una cosa che nessuno aveva messo a fuoco così: la trasformazione progressiva delle risposte.
All’inizio i benandanti si dichiarano combattenti di Dio contro gli stregoni. Gli inquisitori non hanno in testa questa categoria: hanno in testa il sabba, il patto col diavolo, il volo delle streghe. Interrogatorio dopo interrogatorio, processo dopo processo, le domande spingono verso quel modello. E nel corso del secolo le risposte si adeguano: i benandanti finiscono per raccontare di raduni diabolici, di patti, di cose che nei primi fascicoli non c’erano.
Alla fine del Seicento la distinzione fra benandanti e stregoni è svanita, e i benandanti si confessano streghe. Non perché la credenza fosse cambiata da sola, ma perché cento anni di interrogatori l’avevano riscritta.
Perché questo conta per tutto il resto
Perché la stessa cosa è accaduta in migliaia di fascicoli di cui non abbiamo la serie completa. Quando leggiamo un atto di processo e vi troviamo l’unguento, il volo, il noce di Benevento, non stiamo necessariamente leggendo una credenza popolare: stiamo leggendo il punto d’arrivo di una negoziazione fra due vocabolari, in cui una parte aveva il potere e l’altra no. È la lezione di metodo più importante di tutta la storiografia italiana su questi temi, e si applica a ogni pagina di questo sito che citi un processo.
Che cosa c’era prima
Ginzburg collega la credenza friulana a un sostrato più ampio di tradizioni europee su battaglie notturne per la fertilità e su viaggi dell’anima — un terreno su cui ha continuato a lavorare in Storia notturna (1989), con tesi più ambiziose e più discusse. Su quel secondo libro il dibattito storiografico è aperto, e non pretendo di arbitrarlo. Sul primo, invece, c’è un consenso solido: il caso friulano è documentato, la trasformazione delle deposizioni è leggibile nelle carte.
Dove sono i luoghi
Siamo nel Friuli orientale: Cividale del Friuli, le colline del Collio, la zona verso l’Isonzo. È una terra di confine linguistico — friulano, sloveno, veneto, tedesco — e questo non è un dettaglio: le credenze di questo tipo sono documentate anche nelle aree slovene e croate vicine, con nomi diversi (i kresniki, per esempio).
Il fondo archivistico dei processi dell’Inquisizione di Aquileia e Concordia è conservato a Udine. Cividale ha un museo archeologico notevole e un centro storico che vale la visita per sé, anche senza benandanti.
Che cosa non dirò
Non dirò che i benandanti «uscivano» davvero, e non dirò nemmeno che «se lo inventavano». Entrambe le formule pretendono di sapere cose che le carte non dicono. Le carte dicono che quegli uomini lo raccontavano, che lo raccontavano in modo coerente, che ci credevano abbastanza per ripeterlo davanti a un tribunale, e che il paese li riconosceva. Mi sembra già molto.
Una cosa invece la dico senza esitare: preferisco questo libro a tutta la letteratura esoterica scritta sull’argomento, perché è l’unico che ti mostra le sue fonti e ti permette di non essere d’accordo.
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Domande su questa pagina
Chi erano i benandanti?
Contadini del Friuli orientale, nati avvolti nell'amnios («con la camicia»), che nelle deposizioni del 1575 e degli anni seguenti dichiaravano di uscire in spirito nelle notti delle Quattro Tempora per combattere gli stregoni e difendere i raccolti, armati di mazzi di finocchio. Si consideravano dalla parte di Dio e in paese erano consultati contro fatture e malocchio.
Che cosa dimostra il libro di Ginzburg?
Che nel corso di un secolo di processi (1575-1675) le deposizioni dei benandanti cambiano forma: dalla battaglia notturna per i raccolti si passa al sabba e al patto col diavolo, cioè al modello che gli inquisitori avevano in testa. Non è la credenza a essere cambiata da sola: sono gli interrogatori ad averla riscritta. È la principale lezione di metodo per leggere qualunque atto di processo.
Si trovano tradizioni simili fuori dal Friuli?
Sì. Credenze su battaglie notturne per la fertilità e su viaggi dell'anima sono documentate in area slovena e croata — i «kresniki», per esempio — e in altre zone d'Europa. Ginzburg ha sviluppato questo confronto in «Storia notturna» (1989), un libro più ambizioso e più discusso del primo fra gli storici.