Feste e santuari fra sacro e popolare
di Letterio 4 min di lettura
Nelle pagine di questo sito compare spesso una frase: il confine fra devozione e magia è una distinzione nostra, non loro. In nessun posto si vede meglio che nei grandi santuari e nelle feste patronali italiane, dove il pellegrinaggio, l’ex voto, il contatto fisico con l’immagine e la richiesta di guarigione convivono senza che nessuno trovi la cosa contraddittoria.
Montevergine e la Mamma Schiavona
Il santuario di Montevergine, sopra Mercogliano in provincia di Avellino, custodisce un’icona mariana di grandi dimensioni, nota popolarmente come Mamma Schiavona per l’incarnato scuro. L’abbazia è di fondazione medievale e il pellegrinaggio è continuo da secoli.
La celebrazione più conosciuta sul piano antropologico è quella della Candelora, il 2 febbraio: la «juta a Montevergine», in cui gruppi di pellegrini salgono con tamburi, canti e balli. È la festa a cui partecipano tradizionalmente i femminielli napoletani, le cui comunità hanno con quel santuario un rapporto devozionale antico e riconosciuto. È una delle feste italiane su cui esiste più letteratura etnografica recente, e il motivo è evidente: mostra una forma di accoglienza che la storia religiosa ufficiale non prevedeva.
La Madonna dell’Arco e i battenti
A Sant’Anastasia, alle falde del Vesuvio, il santuario della Madonna dell’Arco richiama il lunedì in Albis, cioè il lunedì di Pasqua, un pellegrinaggio di massa. Le confraternite dei battenti — detti anche fujenti, «quelli che corrono» — arrivano a piedi, in abito bianco con fasce rosse e azzurre, al suono dei tamburi, e percorrono gli ultimi metri verso l’immagine in uno stato di esaltazione collettiva molto fisico.
È una delle manifestazioni di religiosità popolare più intense d’Europa, e il rapporto con l’autorità ecclesiastica è stato per decenni un negoziato: regolamentazione delle confraternite, ridimensionamento di alcuni comportamenti, riconoscimento di altri.
San Gennaro
A Napoli il rapporto fra la città e il suo patrono è di una concretezza che spiazza chiunque arrivi da fuori. Le ampolle del sangue di san Gennaro, conservate nel Duomo, sono esposte tre volte l’anno — il sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre — e l’attesa dello scioglimento è un evento pubblico seguito dall’intera città.
Intorno a questo fatto si è organizzato un vocabolario popolare dell’interpretazione: se il sangue si scioglie presto, buon segno; se tarda o non si scioglie, si guarda al futuro con preoccupazione. Le «parenti di san Gennaro», donne che tradizionalmente si rivolgono al santo con una familiarità e una franchezza che non hanno equivalenti, sono una delle figure più studiate della religiosità napoletana.
Sant’Agata a Catania
Dal 3 al 5 febbraio Catania si ferma per la festa della sua patrona, una delle più grandi manifestazioni religiose d’Italia e d’Europa per numero di partecipanti. I devoti in sacco — la veste bianca — tirano le cordate del fercolo attraverso la città per un percorso che dura ore e attraversa la notte, con le candelore, i grandi ceri votivi delle corporazioni, portati a spalla.
Anche qui: la devozione al corpo della santa, la petizione concreta, il voto pagato con la fatica fisica. Nessuno di questi elementi appartiene a una «magia» opposta alla religione, e nessuno appartiene a una religione ripulita dal corpo.
I serpari di Cocullo
In Abruzzo, a Cocullo, il primo giovedì di maggio, la statua di san Domenico abate esce in processione coperta di serpi vive, raccolte nelle settimane precedenti dai serpari del paese e portate in mano dai fedeli. Il santo è invocato contro il morso dei serpenti e contro il mal di denti.
È il tipo di festa su cui si scatena la letteratura interpretativa: culto italico di una divinità serpentina, residuo di riti preromani dei Marsi, e così via. Sulle origini remote non mi pronuncio, perché le fonti documentarie sulla festa nella forma attuale non sono antichissime e tutto il resto è ipotesi. La festa, comunque, esiste e si vede: e vederla è un’esperienza che non assomiglia a niente.
Che cosa tengono insieme questi luoghi
Tre cose, che ricorrono in tutti e cinque.
Il contatto fisico. Toccare l’immagine, baciare la teca, strofinare un fazzoletto sulla statua. La grazia passa per il corpo e per la materia, non per il pensiero.
Lo scambio. Il voto è un contratto: chiedo, ottengo, pago — con una camminata a piedi nudi, un ex voto d’argento, una candela del proprio peso. Le pareti degli ex voto nei santuari italiani sono archivi straordinari di questa contabilità.
La comunità. Si va in gruppo, si canta, si suona, si mangia. La festa non è l’ornamento del pellegrinaggio: è il pellegrinaggio.
Chi arriva con l’idea di distinguere la parte religiosa da quella superstiziosa perde tempo. Preferisco descrivere quello che si vede — e quello che si vede è una pratica unica, in cui la preghiera e il gesto che altrove chiameremmo magico sono la stessa cosa, fatta dalle stesse persone, nello stesso pomeriggio.
È la stessa mescolanza che si ritrova nelle pratiche domestiche: le segnature sono preghiere cristiane recitate su una parte del corpo, e il rito contro il malocchio finisce quasi sempre con un segno di croce. Il caso estremo resta il tarantismo, dove la crisi si consumava dentro una cappella dedicata a san Paolo.
Se ci vai
Queste feste sono vive, affollate e faticose. Le date cambiano con il calendario liturgico, gli accessi sono regolati e in alcuni casi limitati, e nei giorni di punta le città interessate si riorganizzano completamente. Conviene controllare le informazioni ufficiali del santuario o del comune prima di partire, e tenere presente una cosa che gli abitanti apprezzano: si tratta di riti a cui la gente partecipa, non di spettacoli allestiti per chi guarda.
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Domande su questa pagina
Che cos'è la «juta a Montevergine»?
Il pellegrinaggio al santuario di Montevergine, sopra Mercogliano in provincia di Avellino, con canti, tamburi e balli. La celebrazione più studiata è quella della Candelora, il 2 febbraio, a cui partecipano tradizionalmente i femminielli napoletani, le cui comunità hanno con quel santuario e con la sua icona — la Mamma Schiavona — un rapporto devozionale antico.
Quando si espone il sangue di san Gennaro?
Tre volte l'anno, nel Duomo di Napoli: il sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre, giorno del santo, e il 16 dicembre. L'attesa dello scioglimento è un evento pubblico, e intorno a essa si è formato un vocabolario popolare di interpretazione del tempo che il sangue impiega.
La festa dei serpari di Cocullo deriva da un culto preromano?
È l'ipotesi che si legge più spesso, ma resta un'ipotesi: la documentazione sulla festa nella forma attuale non è antichissima, e il collegamento con culti italici preromani dei Marsi non è dimostrato. Quello che è certo è che la processione esiste, si svolge il primo giovedì di maggio, e che san Domenico abate è invocato contro il morso dei serpenti.