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Carte e divinazione

Le carte napoletane e la smorfia

di Letterio 3 min di lettura

Mazzo completo di carte napoletane disposto sui quattro semi
Un mazzo completo di carte napoletane, con i quattro semi di denari, coppe, spade e bastoni. — Florixc · Pubblico dominio — Wikimedia Commons

Quaranta carte, quattro semi, tre figure per seme. Il mazzo napoletano è l’oggetto più comune di questa materia: sta in ogni casa del Sud, serve a giocare a scopa e, in certe mani, a leggere. Le due cose convivono senza che nessuno trovi la cosa strana, e questo dice già molto su come funziona la divinazione popolare italiana.

Da dove viene il mazzo

I semi sono quelli del gruppo cosiddetto latino: denari, coppe, spade, bastoni. Derivano dai mazzi spagnoli, arrivati in Italia meridionale nel corso dell’età moderna attraverso la dominazione aragonese e poi spagnola, e si distinguono dai semi francesi — cuori, quadri, fiori, picche — che hanno conquistato l’Europa settentrionale e, in Italia, il Nord.

Le figure sono fante, cavallo e re; non c’è la donna. Il «tre» di denari e l’asso di bastoni hanno disegni particolarmente elaborati in quasi tutte le fabbriche storiche, e in diverse zone portano nomi propri. Mazzi regionali affini — siciliano, piacentino, romagnolo, sardo — hanno lo stesso impianto con figure e formati diversi: in Italia si contano oltre una dozzina di tipi regionali, ed è uno dei patrimoni più visibili e meno studiati del paese.

Leggere con le carte da gioco

La cartomanzia popolare italiana non nasce con i tarocchi: nasce con il mazzo che la gente aveva in casa. Nelle raccolte folkloriche la lettura con le quaranta carte è documentata in tutto il Mezzogiorno, con attribuzioni di significato che cambiano da paese a paese e, più spesso, da lettrice a lettrice.

Alcune costanti ricorrono: i denari riguardano il denaro e gli affari, le coppe l’amore e la famiglia, le spade i conflitti, le malattie e le notizie cattive, i bastoni il lavoro, la terra e i viaggi. Le figure indicano persone; il re di spade è l’uomo che porta guai, il fante di coppe il ragazzo innamorato. Oltre questo livello, l’accordo finisce: non esiste un «significato tradizionale» stabilito delle quaranta carte, e chi lo pubblica come se fosse un canone sta pubblicando la propria versione.

Una distinzione che vale la pena fare

Nelle testimonianze che ho raccolto, chi legge le carte in paese non si considera un mago e non si definisce cartomante: «le carte le so fare», dice, come si dice di un dolce. È un sapere domestico, femminile nella grande maggioranza dei casi, esercitato in cucina e non in uno studio. Il mestiere a pagamento è un’altra storia, e ha una sua pagina.

La smorfia

La smorfia è un’altra cosa, e si confonde spesso con la cartomanzia perché abita la stessa città. Non legge il futuro: traduce. È il libro che associa a ogni elemento di un sogno — una persona, un oggetto, un animale, un evento — un numero da 1 a 90, da giocare al lotto.

Il presupposto è il banco del lotto, che a Napoli è un’istituzione antica e radicata: il gioco pubblico si consolida nel Regno fra Seicento e Settecento, e intorno a esso nasce un apparato di interpretazione che è forse la cosa più originale della cultura popolare napoletana. Il nome «smorfia» è ricondotto di solito a Morfeo, il dio del sonno; l’etimologia è plausibile e non dimostrata.

Le associazioni della smorfia sono tantissime e in parte dialettali: funzionano per assonanza, per gioco di parole, per allusione. Alcune sono notissime — 47 ‘o muorto, 48 ‘o muorto che parla, 90 ‘a paura — e circolano come patrimonio comune, al punto che la numerazione si usa nel linguaggio quotidiano come un codice.

Che cosa è successo di recente

Il mazzo napoletano è vivissimo: si gioca, si vende, le fabbriche storiche lavorano. La smorfia è diventata in parte un oggetto folkloristico da souvenir, ma la pratica di giocare i numeri dei sogni non è affatto scomparsa. La lettura delle carte in casa, invece, si è assottigliata insieme a tutto il resto delle pratiche domestiche, e si è spostata verso l’offerta commerciale a pagamento, telefonica e poi online.

Una cosa che non dirò

Non dirò che un numero esce perché l’hai sognato. Il lotto è un gioco a probabilità fissa e la smorfia non modifica un’estrazione: su questo non c’è nulla da discutere, e chi vende sistemi per vincere sta vendendo aria — in qualche caso con conseguenze serie, perché il gioco crea dipendenza e consuma risparmi.

Quello che invece mi sembra sottovalutato è il valore della smorfia come documento linguistico. È un dizionario di associazioni popolari napoletane: un repertorio di come la gente collegava le parole, le immagini e gli eventi. Letto così, vale più di molte raccolte di proverbi — e preferisco di gran lunga studiarlo in quel modo che come presunta tecnica di vincita.

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Domande su questa pagina

Quante carte ha il mazzo napoletano e quali sono i semi?

Quaranta carte, quattro semi di tipo latino — denari, coppe, spade, bastoni — e tre figure per seme: fante, cavallo, re. Non c'è la donna. Derivano dai mazzi spagnoli diffusi nel Mezzogiorno in età moderna, e si distinguono dai semi francesi usati nel Nord.

Esiste un significato tradizionale fissato delle quaranta carte?

No. Esistono costanti larghe — denari per il denaro, coppe per l'amore, spade per i conflitti, bastoni per il lavoro e la terra — ma oltre questo livello l'attribuzione cambia da paese a paese e da lettrice a lettrice. Chi pubblica un elenco completo come se fosse un canone sta pubblicando la propria versione.

Che cos'è la smorfia napoletana?

Un repertorio che associa gli elementi di un sogno a numeri da 1 a 90 da giocare al lotto: non prevede il futuro, traduce immagini in cifre. È nata intorno al banco del lotto napoletano fra Seicento e Settecento e funziona per assonanze e giochi di parole dialettali. Come documento linguistico è un dizionario di associazioni popolari di grande valore.

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