Le sibille e il libro delle sorti: Lorenzo Spirito, 1482
di Letterio 3 min di lettura
C’è un capitolo della divinazione italiana che quasi nessuno racconta, e che a me sembra il più bello: i libri delle sorti. Sono libri a stampa, venduti in piazza, fatti per essere consultati con un dado. Hanno avuto per due secoli un successo enorme, e sono l’anello che manca fra la divinazione dotta e quella popolare.
Come funziona un libro delle sorti
Il lettore pone una domanda scegliendola da un elenco: avrò fortuna in questo viaggio, mi sposerò, la donna che amo mi ama, questo malato guarirà. Ogni domanda rimanda a una pagina. Lì si tira il dado — di solito tre volte — e la combinazione dei numeri rimanda a un’altra pagina, dove si trova un re, un profeta o una figura, e sotto una risposta in versi.
Il percorso attraversa il libro avanti e indietro, e la struttura è un piccolo meccanismo combinatorio: ruote, tavole, rimandi. Chi lo sfoglia oggi si accorge che la parte divertente è proprio quella, l’architettura del rinvio, e che il libro è concepito per tenere il lettore in movimento fino alla risposta.
Lorenzo Spirito Gualtieri
Il più famoso di questi libri è italiano. Il libro delle sorti di Lorenzo Spirito Gualtieri, perugino, esce a Perugia nel 1482, cioè nei primissimi decenni della stampa in Italia. Il successo è immediato e durevole: viene ristampato per tutto il Cinquecento e il Seicento, tradotto in francese, in spagnolo, in tedesco, in inglese, e imitato da chiunque abbia una tipografia.
Le edizioni illustrate hanno xilografie di re seduti in trono, ruote con i numeri, figure di profeti. Per la storia del libro illustrato italiano sono un materiale di prim’ordine; per la storia della divinazione sono la prova che l’interrogazione della sorte, nel Rinascimento, era un intrattenimento di massa — non un rito segreto.
Un dettaglio che dice tutto
Nelle risposte in versi domina la prudenza. Le sentenze sono ambigue, consolatorie, reversibili: ti dicono di aspettare, di avere pazienza, che il bene verrà se farai la tua parte. È la stessa economia retorica che si ritrova nelle lettrici di carte di paese, cinque secoli dopo. Chi pensa che l’ambiguità delle risposte divinatorie sia una furbizia moderna non ha mai aperto un libro di sorti.
Le sibille
La parola «sibilla» ha in Italia due vite. La prima è dotta: le sibille antiche, profetesse dei santuari greci e italici, che il cristianesimo recupera come testimoni involontarie della venuta di Cristo — le si trovano dipinte nelle chiese, e nella Cappella Sistina ce ne sono cinque.
La seconda è popolare e ottocentesca: i mazzi di «sibille», carte da divinazione illustrate con scene di vita quotidiana — il matrimonio, la lettera, il viaggio, il nemico, il denaro — che nascono in Francia e in Germania e si diffondono in Italia nell’Ottocento, stampati dalle stesse fabbriche che facevano le carte da gioco. Sono più semplici dei tarocchi, più immediati, e nel Novecento sono stati per molte lettrici italiane lo strumento principale, più dei tarocchi stessi.
La confusione fra le due vite della parola è antica e volontaria: chiamare «sibille» un mazzo stampato in serie gli dava un’aria di antichità venerabile che vendeva bene.
Altri strumenti della sorte in Italia
- Le ruote della fortuna dipinte e stampate, con rimandi numerici: variante del libro delle sorti in forma di foglio singolo.
- I fogli volanti venduti dai cantastorie, con pronostici per l’anno, che hanno avuto una diffusione enorme e sono quasi tutti perduti proprio perché erano di carta povera.
- I lunari e i «barbanera», almanacchi con previsioni meteorologiche e agricole, che in Italia hanno una continuità editoriale notevole e sono il discendente diretto di questa famiglia di stampati.
Dove si vedono
Le edizioni antiche del libro di Lorenzo Spirito sono conservate nelle biblioteche italiane e straniere, e diverse copie sono state digitalizzate: chi vuole sfogliarne una lo può fare da casa, ed è un’esperienza che consiglio più di qualunque riassunto. I mazzi di sibille ottocenteschi si trovano nei musei delle carte da gioco e, a prezzi non proibitivi, sul mercato antiquario.
Non pretenderò di sapere se qualcuno, nel 1482, credesse davvero alle risposte del dado. Le fonti su questo sono mute, e le ipotesi che si leggono — intrattenimento colto, superstizione popolare, gioco di società — sono tutte plausibili e nessuna dimostrata. Quello che è documentato è il successo editoriale, e per capire una società il successo editoriale di un libro vale quanto le intenzioni dei suoi lettori.
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Domande su questa pagina
Che cos'è un libro delle sorti?
Un libro a stampa fatto per essere consultato con un dado: si sceglie una domanda da un elenco, si tira il dado, e una serie di rimandi porta a una risposta in versi. Era un intrattenimento di massa nell'Italia del Rinascimento, venduto in piazza, non un oggetto riservato a iniziati.
Chi era Lorenzo Spirito?
Lorenzo Spirito Gualtieri, perugino, autore del «Libro delle sorti» stampato a Perugia nel 1482: il più fortunato libro di questo genere in Europa, ristampato per due secoli e tradotto in francese, spagnolo, tedesco e inglese. Le sue edizioni illustrate sono materiale importante anche per la storia della xilografia italiana.
I mazzi di «sibille» sono antichi?
No, non quelli che si trovano in commercio: nascono in Francia e in Germania e si diffondono in Italia nell'Ottocento, stampati dalle stesse fabbriche delle carte da gioco. Il nome richiama le sibille antiche per dare un'aria di antichità, ma la parentela è solo commerciale. Nel Novecento sono stati lo strumento principale di molte lettrici italiane.