La cartomanzia in Italia: storia di un mestiere
di Letterio 4 min di lettura
Questa pagina non parla di carte: parla di un mestiere. Perché la cosa più interessante della cartomanzia italiana non è il significato attribuito al re di spade, ma il passaggio da un sapere domestico e gratuito a un’attività economica con listino, pubblicità e contenzioso.
Prima: la lettrice di paese
Nella situazione documentata dalle raccolte folkloriche, chi legge le carte è una donna del vicinato, lo fa in cucina e non si fa pagare in denaro — al massimo riceve un regalo, come la segnatrice. Non ha un nome professionale: «le carte le sa fare». La clientela è composta di parenti, vicine, ragazze del paese; gli argomenti sono matrimonio, gravidanze, emigrazione, soldi, malattie.
È un sapere che circola fra donne e che si colloca accanto alla segnatura e alla lettura dell’olio: tre competenze domestiche che a volte stanno nella stessa persona. Chi ha fatto ricerca nei paesi lo sa: si arriva per il malocchio e si finisce davanti a un mazzo di quaranta carte.
L’Ottocento: la città, la fiera, l’indovina
Nelle città la cosa prende un’altra forma. Comparse nei censimenti e nelle cronache di polizia, le «indovine» urbane esercitano a pagamento, spesso in condizioni di marginalità, e sono oggetto di provvedimenti amministrativi. Nelle fiere e nei luna park circolano chiromanti e lettori di destini ambulanti; nei giornali ottocenteschi compaiono i primi annunci a pagamento.
È in questo periodo che il lessico si nobilita: compaiono i termini «cartomante» e «chiromante», modellati sul francese, e con essi un’estetica — il velo, la sfera, i mazzi di sibille — costruita per il cliente di città. L’operatore popolare diventa un personaggio, e il personaggio ha un costume.
Il codice penale del 1930
Quando l’Italia unita sistema la sua legislazione penale, il mestiere viene preso in considerazione per quello che può fare di male: l’articolo 661 sull’abuso della credulità popolare, con la sua formulazione sulla pubblica impostura, nasce in quel contesto. La pagina su che cosa dice la legge italiana spiega come viene applicato oggi, insieme alle norme più pesanti sulla truffa e sulla circonvenzione di incapace.
Il Novecento: la stampa, poi la televisione
Nel dopoguerra l’annuncio sui giornali e sui settimanali popolari diventa il canale principale. Negli anni ottanta e novanta arriva il salto di scala: le televisioni private aprono alle televendite di consulti, con numeri a tariffazione maggiorata. È il momento in cui la cartomanzia italiana diventa un’industria, con una filiera — centralini, operatori a cottimo, agenzie pubblicitarie — e un volume d’affari consistente.
È anche il momento in cui nasce il contenzioso di massa. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato è intervenuta negli anni su operatori del settore per pratiche commerciali scorrette; le autorità per le comunicazioni hanno regolato la pubblicità e i numeri a sovrapprezzo; le procure hanno aperto procedimenti per truffa e per circonvenzione quando le somme erano ingenti e le vittime fragili.
Oggi: la piattaforma
Il canale attuale è digitale: siti con operatori in turno, chat, videochiamata, app con crediti prepagati, profili sui social. Due conseguenze meritano di essere nominate.
La prima è la tariffazione al minuto, che cambia la natura del colloquio: un consulto pagato a tempo ha un interesse strutturale a durare, e questo è un problema di disegno, non di cattiveria individuale. La seconda è l’anonimato dell’operatore: il nome d’arte rende impossibile sapere chi si ha davanti, e rompe il meccanismo che nel paese garantiva un minimo di controllo — là la lettrice era la vicina di casa, e se diceva sciocchezze lo sapevano tutti.
Che cosa penso, e che cosa non dirò
Preferisco di gran lunga la lettrice di paese all’industria del minuto, e non per nostalgia. La differenza non è il contenuto — le carte sono le stesse — ma la struttura: una era gratuita, pubblica, verificabile dalla comunità; l’altra è a pagamento, privata, anonima e progettata per prolungarsi. Si può credere o non credere alle carte: il modello economico è un fatto, e si può giudicare per conto suo.
Non dirò che tutti gli operatori professionali sono truffatori, perché non è vero e perché l’ho visto scrivere troppe volte da chi non ne conosce nessuno. E non dirò che le carte funzionano o non funzionano: non è una domanda a cui io possa rispondere, e chi te lo dice con certezza — in un senso o nell’altro — ti sta chiedendo di fidarti di lui invece di guardare le fonti.
Una cosa pratica, visto che arriva gente anche per questo: se stai pagando consulti ripetuti e crescenti, o se la persona che li paga è un tuo familiare anziano, la pagina sulla legge dice quali articoli del codice penale si applicano e a chi conviene parlare. Non a me: a un avvocato.
Domande su questa pagina
La lettrice di carte di paese si faceva pagare?
Nelle raccolte folkloriche no, o soltanto con un regalo in natura, esattamente come la segnatrice. Era un sapere domestico, femminile, esercitato nel vicinato e senza nome professionale. Il mestiere a pagamento nasce in città, nell'Ottocento, con un lessico — cartomante, chiromante — modellato sul francese e un'estetica costruita per il cliente urbano.
Quando la cartomanzia è diventata un'industria in Italia?
Negli anni ottanta e novanta, con l'apertura delle televisioni private alle televendite di consulti e con i numeri a tariffazione maggiorata: è il momento in cui nasce una filiera vera — centralini, operatori, pubblicità — e con essa il contenzioso di massa, con interventi dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e procedimenti penali per truffa.
Che problema pone la tariffazione al minuto?
Un consulto pagato a tempo ha un interesse strutturale a prolungarsi: è un problema di disegno del servizio, indipendente dalle intenzioni di chi lo svolge. Si aggiunge l'anonimato del nome d'arte, che impedisce di sapere con chi si parla e rompe il controllo sociale che nel paese esisteva, dove la lettrice era la vicina di casa.