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Segnature e guaritori

Il fuoco di Sant’Antonio e chi lo segna

di Letterio 4 min di lettura

Affresco murale di Sant'Antonio abate in una chiesa italiana
Sant'Antonio abate in un affresco della chiesa a lui dedicata a Tortal, in Veneto: il santo del fuoco, del tau e del maiale. — Syrio · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons

È la segnatura più diffusa d’Italia e quella di cui si parla ancora oggi nei paesi senza abbassare la voce. Vale la pena di separare tre cose che in questa espressione si sovrappongono: il nome, la malattia che indica oggi, e la pratica popolare.

Il nome viene da un ordine ospedaliero

«Fuoco di Sant’Antonio» è legato a sant’Antonio abate, l’eremita egiziano del IV secolo, e all’ordine ospedaliero degli Antoniani, nato in Francia alla fine dell’XI secolo e diffuso in tutta Europa. Gli Antoniani gestivano ospedali che accoglievano i malati di una sindrome oggi identificata con l’ergotismo, l’avvelenamento da segale cornuta: una micotossina presente nella farina contaminata, che provocava bruciori atroci alle estremità, gangrena e convulsioni. Il «fuoco» era quello, e le epidemie di ergotismo attraversano la storia europea fino all’età moderna.

Nell’uso italiano di oggi l’espressione è slittata e indica un’altra malattia: l’herpes zoster, chiamato anche «zona». È una riattivazione del virus della varicella rimasto latente nei gangli nervosi, che si manifesta con un’eruzione dolorosa lungo il percorso di un nervo, tipicamente su un solo lato del corpo, spesso al torace o al viso. Il bruciore e la disposizione a fascia spiegano bene perché il vecchio nome gli sia stato trasferito.

La paura del «giro»

Nelle credenze popolari italiane c’è un’idea che torna in tutte le raccolte: se il fuoco «fa il giro», cioè se l’eruzione arriva a chiudersi intorno al tronco, il malato muore. È falso, e non ha fondamento clinico. Ma spiega l’urgenza con cui si andava — e si va ancora — dalla persona che segna: la segnatura serve, nel racconto, a fermare l’avanzata.

Come si presenta la segnatura

Nelle testimonianze la scena è sempre sobria. Il malato scopre la parte, la segnatrice guarda, poi passa il pollice o la mano a una certa distanza dalla pelle facendo dei segni di croce, e recita. Non si tocca la zona malata: su questo le fonti sono concordi, e il motivo pratico è evidente a chiunque abbia visto uno zoster.

La formula, nelle raccolte pubblicate, è una preghiera: nomina sant’Antonio, in molte varianti racconta l’incontro del santo con il fuoco e l’ordine di spegnersi. In alcune zone del Veneto e del Friuli si aggiunge il gesto di «tirare» il male verso l’esterno, con la mano che si allontana dal corpo. In Lucania e in Campania la segnatura si ripete per tre giorni, a ore fisse, e in qualche variante solo prima dell’alba.

Ernesto de Martino, in Sud e magia (1959), registra le segnature lucane insieme al resto della materia e ne riporta la struttura: invocazione, racconto, comando. Per il Nordest esistono raccolte locali più recenti, spesso pubblicate da musei etnografici e amministrazioni comunali, che hanno registrato le formule dalla voce delle ultime segnatrici.

Quello che il medico fa, e che la segnatura non fa

Qui devo essere netto, e mi assumo volentieri l’antipatia che ne deriva.

L’herpes zoster si tratta con farmaci antivirali, e la loro efficacia dipende da quanto presto si comincia: la finestra utile è di pochi giorni dall’inizio dell’eruzione. Il motivo per cui conta non è l’eruzione in sé, che passa, ma la complicanza più temuta, la nevralgia post-erpetica: un dolore che può durare mesi o anni e che è molto più facile prevenire che curare. Esiste anche un vaccino, raccomandato in Italia agli adulti oltre una certa età e alle persone con condizioni di rischio; chi vuole saperne di più ne parli con il proprio medico, non con me.

Non scriverò che la segnatura accelera la guarigione, perché non lo so e nessuna fonte serie lo mostra. E non dirò che è indifferente andare dal medico subito o la settimana dopo, perché quello lo so, ed è falso. Nei paesi dove ho raccolto queste testimonianze, del resto, la gente faceva entrambe le cose e non ci vedeva contraddizione: si andava dalla segnatrice e si andava in farmacia. Il conflitto fra le due cose è un’invenzione recente, e non viene dai paesi.

Perché la pratica è durata tanto

Una malattia molto dolorosa, visibile, che segue un decorso di settimane e poi passa da sé: dal punto di vista di una tradizione orale è il caso perfetto. Il male fa paura, il gesto è gratuito, il miglioramento arriva comunque. A questo si aggiunge un fattore che nelle testimonianze torna sempre: la segnatrice si siede accanto a te, ti guarda la pelle, ti parla. Negli anni in cui il medico era lontano e costava, non era poco.

Chi vuole capire come si tramanda una di queste formule trovi la pagina sulla trasmissione; chi vuole il quadro generale della pratica, quella sulle segnature.

Accanto a questa pagina: La trasmissione della formula di segnatura · Il legamento d’amore nelle fonti italiane · Le sibille e il libro delle sorti · Fattura, malìa, magarìa

Domande su questa pagina

Perché si chiama fuoco di Sant'Antonio?

Il nome viene da sant'Antonio abate e dall'ordine ospedaliero degli Antoniani, che in Europa curavano i malati di ergotismo — l'avvelenamento da segale cornuta, con bruciori e gangrena alle estremità. Nell'uso italiano di oggi l'espressione indica invece l'herpes zoster, per somiglianza del bruciore e della disposizione a fascia dell'eruzione.

È vero che se il fuoco «fa il giro» si muore?

No. È una delle credenze più diffuse di tutta la materia e non ha fondamento clinico. L'eruzione dello zoster segue il percorso di un nervo e resta di norma su un solo lato del corpo. La credenza spiega però l'urgenza con cui si cercava chi sapesse segnare.

La segnatura sostituisce la cura medica?

No, e su questo non ci sono due pareri. L'herpes zoster si tratta con antivirali la cui efficacia dipende da quanto presto si comincia — pochi giorni dall'inizio dell'eruzione — e la complicanza da prevenire è la nevralgia post-erpetica, un dolore che può durare mesi. Nei paesi, del resto, si andava dalla segnatrice e dal medico senza vederci contraddizione.

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