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Segnature e guaritori

La trasmissione della formula di segnatura

di Letterio 3 min di lettura

Figure lignee di un presepe napoletano del 1507 in una basilica
Il presepe ligneo del 1507 nella basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, uno dei piu antichi presepi napoletani conservati. — Giuseppe Guida · CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons

Di tutta la materia italiana, questa è la parte che mi sembra la più raffinata — e la più fragile, perché è quella che si sta perdendo adesso, sotto i nostri occhi. Una formula di segnatura non si impara: si riceve. E il modo in cui la si riceve è regolato nei dettagli.

La notte di Natale

La regola più diffusa in Italia è temporale: la formula passa la notte di Natale, nella maggior parte delle testimonianze tra le ventitré e la mezzanotte, o durante la messa. È documentata in Veneto, Friuli, Trentino, Emilia, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lucania, Calabria, Sicilia — vale a dire praticamente ovunque siano state fatte raccolte.

Esistono altri momenti validi, meno frequenti: il Venerdì santo, la notte di san Giovanni (23-24 giugno), il giorno dell’Epifania, e in alcune zone alpine la notte di capodanno. Ma Natale domina a tal punto che nelle raccolte è spesso l’unico citato.

Perché Natale? Nelle spiegazioni degli informatori il motivo è dichiarato: è la notte in cui «si apre il cielo». È la stessa notte in cui, secondo altre credenze della stessa area, gli animali parlano e l’acqua dei pozzi diventa vino. Il momento di passaggio è potente, e quello che vi si fa tiene.

A chi si passa

Tre regole ricorrono, con varianti locali:

  • Si passa a pochi. Spesso a una persona sola, in alcune varianti a tre. Chi la dà a troppi la indebolisce o la perde.
  • Si passa al sesso opposto. Donna a uomo, uomo a donna: questa regola è molto diffusa nel Nordest e in Toscana, meno nel Sud, ma compare in tutte le aree.
  • Si passa a chi non la chiede. In diverse testimonianze la formula va offerta, non domandata; chi la chiede per sé dimostra di volerla per interesse.

Il destinatario è di solito un parente — una figlia, una nuora, un nipote — ma non necessariamente. Nelle raccolte compaiono passaggi a vicini, a figliocci, e in qualche caso a persone scelte apposta perché «avevano la mano».

La regola del silenzio verso il basso

Una variante curiosa e ben documentata: chi riceve la formula non deve dire a nessuno da chi l’ha ricevuta mentre la persona è in vita. In alcune aree del Friuli la segnatrice non sa di avere una «collega» nel paese accanto, perché il vincolo del silenzio è reciproco.

Perché scritta non vale

È l’affermazione più costante e quella che, come raccoglitore, mi ha costato più rinunce. La formula scritta è considerata inefficace, o addirittura pericolosa per chi la scrive. Alcuni informatori hanno accettato di dettarla; molti hanno dettato una versione incompleta, saltando un verso. Altri hanno detto no e basta.

Mi sono chiesto a lungo se questa regola serva a proteggere un sapere o a proteggere chi lo detiene, e preferisco la seconda ipotesi. Una formula orale e non verificabile non si può rubare, non si può contestare, non si può mettere in concorrenza. Chi la possiede resta l’unico tramite. Non lo dico come un’accusa: è il meccanismo che ha fatto durare questa pratica per secoli, e la stessa cosa vale per mezzo sapere artigiano d’Italia.

C’è anche una conseguenza pratica che riguarda chi cerca in rete. Tutte le formule che si trovano pubblicate integralmente su siti e manuali violano, per definizione, la regola che le accompagna. O sono state raccolte da folkloristi in contesto di ricerca — e allora hanno una fonte citabile — o sono state inventate. Non c’è una terza possibilità, e questo è il criterio più semplice per farsi un’idea di un sito che tratta questa materia.

Che cosa sta succedendo adesso

La catena si sta interrompendo. Le ragioni non sono misteriose: i giovani se ne vanno dai paesi, i Natali in famiglia si sono diradati, e una pratica che richiede una notte precisa e una persona fisica accanto non sopravvive bene alla distanza. Negli ultimi vent’anni diversi musei etnografici e amministrazioni locali hanno avviato raccolte di registrazioni, e qualche segnatrice ha accettato di parlare proprio perché non aveva più nessuno a cui passare la formula.

Non pubblicherò le formule che mi sono state dettate. Non perché credo che perderebbero efficacia — su quello non mi pronuncio — ma perché mi sono state date a quella condizione, e le condizioni valgono anche quando non si capiscono. Chi vuole leggerne, le raccolte dei folkloristi ci sono e sono citate nelle pagine di questo sito: lì il consenso alla pubblicazione è stato dato a chi raccoglieva.

Accanto a questa pagina: Guaritori e medicina popolare · Il fuoco di Sant’Antonio e chi lo segna · I processi per stregoneria in Italia · Jettatura: storia di una parola napoletana

Domande su questa pagina

Perché la formula si passa la notte di Natale?

Nelle spiegazioni degli informatori è la notte in cui «si apre il cielo»: un momento di passaggio in cui quello che si fa tiene. È la stessa notte in cui, secondo credenze della stessa area, gli animali parlano e l'acqua dei pozzi diventa vino. Esistono alternative meno frequenti: il Venerdì santo, la notte di san Giovanni, l'Epifania.

Chi può ricevere una segnatura?

Di solito una persona sola, talvolta tre, scelta da chi la possiede: nel Nordest e in Toscana vale spesso la regola del sesso opposto, donna a uomo e uomo a donna. In molte testimonianze la formula va offerta e non chiesta, perché chi la domanda dimostra di volerla per interesse. Il destinatario è spesso un parente, ma non necessariamente.

Perché le formule non si trovano scritte nelle fonti serie?

Perché la regola che le accompagna dice che scritte non valgono, e molti informatori le dettano incomplete o rifiutano di dirle. Ne consegue un criterio utile: una formula pubblicata integralmente o è stata raccolta da folkloristi in contesto di ricerca, e allora ha una fonte citabile, o è stata inventata. Non esiste una terza possibilità.

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