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Fatture e legamenti

Il legamento d’amore nelle fonti italiane

di Letterio 3 min di lettura

Lucchetto chiuso agganciato a un cavo metallico arrugginito
Un lucchetto chiuso su un cavo: il legamento d'amore ripete lo stesso gesto, chiudere e annodare perche qualcosa resti fermo. — Ricky · CC BY 3.0 — Wikimedia Commons

Il legamento è la parte di questa materia su cui si scrive più e si documenta meno. Nei siti commerciali è un prodotto; nelle fonti è un’accusa, una paura e un reato — tre cose che vale la pena tenere distinte.

La parola e il gesto che la spiega

Legamento viene da legare, e dietro c’è un gesto concretissimo: il nodo. Fare un nodo su uno spago, su un fazzoletto, su una cinta, e con quel nodo tenere ferma la volontà di qualcuno. Il verbo e l’oggetto sono gli stessi in mezza Europa: in Francia si parlava di nouement d’aiguillette, in Spagna di ligadura, nei testi latini dei tribunali di ligamentum.

Nella tradizione italiana il legamento ha due direzioni opposte, e le fonti le distinguono bene:

  • Legare due persone insieme, cioè costringere un attaccamento. È il senso che oggi domina nell’uso commerciale della parola.
  • Legare qualcuno «in se stesso», cioè impedirgli di fare qualcosa — tipicamente di consumare il matrimonio. È il senso che domina negli atti d’archivio.

Che cosa c’è negli atti

La ligatura che rende impotenti gli sposi è una delle accuse più frequenti nei processi dell’Inquisizione romana e nei fascicoli dei tribunali vescovili fra Cinquecento e Settecento. Non è un dettaglio folklorico: toccava il matrimonio, cioè un sacramento, e quindi riguardava direttamente l’autorità ecclesiastica. Nei fascicoli si leggono deposizioni di spose, suocere, vicine di casa, e la ricostruzione segue quasi sempre lo stesso schema: il matrimonio non va, si cerca un responsabile, il responsabile è una donna che aveva un interesse — una rivale, una madre contrariata, una serva licenziata.

La massa di dettagli che si trova in questi documenti è vastissimo, ma va letto con una cautela che non è mia: è degli storici. Le deposizioni sono prodotte sotto interrogatorio, spesso con domande suggestive, e l’inquisitore ha un modello in testa a cui tende a far combaciare le risposte. Carlo Ginzburg lo ha mostrato con un caso diverso ma con lo stesso meccanismo nei suoi lavori sui processi per stregoneria in Friuli: le parole dell’imputato arrivano a noi già passate attraverso la griglia di chi lo interroga.

Il lessico degli atti

Nei documenti italiani ricorrono ligare, ligatura, maleficium ad impediendum coitum, nodo, e in volgare «aver legato», «aver fatto il nodo». Negli stessi fascicoli compare il rovescio: lo slegamento, cioè la pratica per annullare il legamento, che è l’unica delle due per cui si trovano operatori che si dichiarano tali.

Che cosa dicono le raccolte di campo

Nel Novecento, quando folkloristi e antropologi vanno nei paesi a raccogliere, il legamento compare molto meno dell’attesa. De Martino in Lucania registra soprattutto fatture e segnature; il legamento d’amore c’è, ma come possibilità di cui si parla, non come pratica osservata. Giuseppe Pitrè per la Sicilia raccoglie formule d’amore e scongiuri, spesso in forma di preghiera a sant’Elena o alla Madonna, che chiedono il ritorno della persona amata.

Questa scarsità ha una spiegazione semplice: il legamento è l’unica pratica di tutta la materia che si confessa pochissimo, perché chi la fa fare danneggia una persona nominabile, viva, che spesso abita nella stessa via. Il malocchio lo si subisce, la segnatura la si riceve, il legamento lo si ordina. Nessuno ammette di averlo ordinato.

Il versante di oggi

Nell’offerta commerciale contemporanea il legamento è il prodotto più venduto, e anche quello che porta più spesso in tribunale. Le cronache giudiziarie italiane degli ultimi vent’anni sono piene di procedimenti per truffa e per circonvenzione di incapace nati da legamenti pagati a rate: la pagina su che cosa dice la legge italiana elenca gli articoli del codice penale che entrano in gioco.

Qui non trovi procedure: non nomi di formule, non elenchi di ingredienti, non calendari. È una scelta, e la spiego. Primo, perché nelle fonti attendibili non ci sono: ci sono accenni e reticenze, e quello che si legge in rete come «rituale autentico» è materiale di seconda o terza mano, spesso tradotto male da manuali francesi dell’Ottocento. Secondo, perché un legamento, per definizione, riguarda una persona che non ha chiesto niente a nessuno: è l’unica pratica di questa materia che ha sempre una vittima nominabile.

E lo dico in chiaro, visto che questo sito descrive e non vende: a chi mi scrive per farsi fare un legamento non rispondo. Non è il mio mestiere e non lo diventerà.

Domande su questa pagina

Il legamento nelle fonti serve a unire o a impedire?

Entrambe le cose, e le due accezioni hanno storie diverse. Negli atti dei processi fra Cinquecento e Settecento domina la «ligatura» che impedisce la consumazione del matrimonio, perché toccava un sacramento e quindi interessava i tribunali ecclesiastici. Nell'uso di oggi domina il senso opposto, quello del vincolo imposto a una persona.

Perché le raccolte di campo del Novecento ne parlano poco?

Perché è l'unica pratica di questa materia in cui chi la ordina danneggia una persona concreta e nominabile, spesso del proprio paese. Il malocchio si subisce, la segnatura si riceve, il legamento si commissiona: nessun informatore ammette di averlo fatto fare. Si raccoglie quindi la paura di subirlo, non la pratica osservata.

Perché in questa pagina non ci sono istruzioni?

Per due ragioni. Nelle fonti serie non esistono procedure complete, solo accenni e reticenze: quello che circola come «rituale autentico» è materiale di terza mano. E un legamento riguarda per definizione una persona che non ha chiesto nulla. Questo sito descrive quello che è documentato e non fornisce istruzioni operative su nessun argomento.

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