Il corno, la mano e gli altri amuleti italiani
di Letterio 4 min di lettura
Il reparto degli amuleti è la parte più visibile di questa materia: si vede nelle vetrine, nei cruscotti, al collo dei bambini. È anche la parte dove si dicono più sciocchezze, perché un oggetto si vende e una credenza no.
Il cornicello
Il cornetto napoletano è un corno ricurvo, liscio, appuntito, di corallo rosso nella versione classica. Tre caratteristiche contano, e le fonti ottocentesche le elencano quasi come un regolamento: deve essere rosso, ricurvo e cavo. Il corallo viene dalle coste tirreniche — Torre del Greco è stata per secoli il centro della lavorazione — e il rosso del corallo non è un dettaglio decorativo: nelle credenze mediterranee il rosso è il colore che respinge lo sguardo, lo stesso motivo per cui si mettono nastrini rossi ai neonati.
Sulla sua origine si sentono racconti grandiosi: il corno della luna, il corno del toro sacro, il corno di Priapo. Documentato c’è questo: amuleti a forma di corno e amuleti fallici in bronzo sono stati trovati in abbondanza negli scavi romani, Pompei compresa, e la funzione attribuita era la stessa, cioè respingere il fascinum. Il legame non è una discendenza diretta, è una continuità di forme nella stessa area geografica. Mi basta, e non ho bisogno di aggiungerci la luna.
Due regole che gli informatori ripetono
Prima: il corno non si compra per sé, va regalato. Seconda: se si rompe, ha funzionato — ha preso il colpo — e si butta senza rimpianti. Entrambe le regole sono registrate in tutta l’area napoletana e in Sicilia, e hanno un effetto pratico curioso: rendono impossibile verificare qualunque cosa, perché il successo e il fallimento hanno lo stesso segno.
Le due mani
I gesti sono due e non si confondono.
La mano cornuta — indice e mignolo tesi, le altre dita chiuse — si fa con le punte rivolte in basso quando serve a difendersi. Rivolta verso una persona è un’offesa, e in Italia lo sa anche chi non crede a niente. Esiste anche nella versione in metallo o in corallo da portare al collo.
La mano di fica — pugno chiuso con il pollice infilato fra indice e medio — è un amuleto più antico e meno conosciuto. Ne esistono esemplari romani e ne esistono di corallo, d’argento e d’osso dal Medioevo in poi, diffusi in tutta l’Italia centrale e nel Nord. Il nome rimanda esplicitamente al sesso femminile, come il corno rimanda a quello maschile: l’idea è che il riferimento sessuale attiri lo sguardo e lo distolga dalla vittima.
Il resto dell’attrezzatura
- Il ferro di cavallo. Appeso sopra la porta, con le punte in alto per «tenere dentro» la fortuna nella versione più comune in Italia. Il ferro in sé — il metallo — è protettivo in mezza Europa.
- Il gobbetto. Figurina di uomo con la gobba, spesso in corallo e con il corno in mano, tipicamente napoletano. Toccare la gobba di un gobbo era considerato di buon augurio: una credenza che oggi fa venire i brividi, e che va raccontata per quello che era.
- Le chiavi e le forbici. Oggetti di ferro posti sotto il cuscino o sotto il letto dei bambini, segnalati in Lucania, Abruzzo e Molise.
- Il sale e la ruta. Un sacchettino di sale, un rametto di ruta o di aglio cucito nella fodera. La cimaruta napoletana — un ciondolo d’argento a forma di rametto di ruta, con i simboli appesi alle punte — è uno degli amuleti italiani più studiati dai collezionisti.
- Lo scapolare e la medaglietta. Nelle case che ho visitato convivono senza problemi con il corno, appesi allo stesso chiodo. Il confine tra devozione e amuleto, nella pratica, non esiste: è una distinzione nostra, non loro.
Perché il rosso
Torna in tutto: il corallo, i nastrini dei neonati, i fiocchi sul passeggino, il filo rosso al polso che oggi si vende come tradizione «cabalistica» e che in Italia è documentato da secoli. Nelle spiegazioni degli informatori il rosso «attira l’occhio»: funziona come un parafulmine, prende lo sguardo prima che arrivi alla persona. È la stessa logica dei riferimenti sessuali degli amuleti, e secondo me è la cosa più coerente di tutto l’insieme.
Un avviso sul mercato
Oggi di corni di corallo veri se ne vendono pochi: il corallo rosso del Mediterraneo è una specie protetta e la pesca è regolata. La grande maggioranza dei corni in vendita è resina, plastica o corallo tinto. Non dirò che un corno di resina «non funziona», perché non è una domanda a cui posso rispondere: dico che non è corallo, e che chi lo vende come tale sta vendendo un’altra cosa. Sulle tradizioni si può credere quel che si vuole; su che materiale hai in mano, no.
Chi vuole capire da che cosa si difendevano con questi oggetti troverà la risposta nelle pagine sul malocchio e sulla jettatura; chi cerca il versante dell’attacco deliberato, in quelle sulla fattura.
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Domande su questa pagina
Il cornicello va regalato o si può comprare?
Nelle fonti napoletane e siciliane la regola è chiara: va regalato, e comprarselo da sé non vale. Lo stesso vale per il fatto che, se si rompe, si considera che abbia fatto il suo lavoro e si sostituisce. Sono due regole che rendono impossibile qualsiasi verifica, perché rottura e integrità vengono lette entrambe come buon segno.
Qual è la differenza fra mano cornuta e mano di fica?
La mano cornuta tende indice e mignolo e, puntata verso il basso, serve a difendersi; puntata verso una persona è un insulto. La mano di fica è un pugno con il pollice fra indice e medio: amuleto più antico, diffuso anche nel Centro-Nord, di cui esistono esemplari romani e medievali in corallo, argento e osso.
I corni in vendita oggi sono di corallo?
Quasi mai. Il corallo rosso del Mediterraneo è una specie protetta e la sua pesca è regolamentata, quindi la maggior parte dei corni in commercio è resina, plastica o corallo di altra provenienza e tinto. Se il materiale conta per te, chiedilo prima: è una domanda a cui un venditore serio risponde senza problemi.